Noi del gruppo personaggi antimafia abbiamo voluto raccogliere le testimonianze di quelle persone che nel loro quotidiano hanno detto un NO forte alla mafia, ribellandosi ad un sistema illegale quanto pericoloso e oppressivo. Ci siamo concentrati su persone che tutt’ora cercano, nella loro quotidianità, di aiutare coloro che sono minacciati dalla mafia attraverso l’uso della forza, dell’intimidazione. Come i commercianti che hanno aderito ad Addio Pizzo, un’associazione fondata da Daniele Marannano proprio per strappare dalle grinfia della mafia i commercianti obbligati a versare una cospiqua somma di denaro ai malavitosi tutti i mesi.

Oppure come il Centro Padre Nostro che a Brancaccio cerca di opporsi alla Mafia rieducando i bambini che spesso la mafia “recluta” per i lavoretti più piccoli e per farli crescere da veri criminali. 

Un altro personaggio antimafia con il quale abbiamo voluto parlare è, un poliziotto che ha portato avanti l’operazione “Intoccabili” qui, nel nostro territorio sassolese. Grazie a quest’operazione sono stati confiscati beni per un valore di 4 milioni di euro.  

Centro Padre Nostro

Il centro di accoglienza “Padre Nostro” è sorto nell’Ottobre 1991 ad opera del parroco don Giuseppe Puglisi della parrocchia “S. Gaetano e Maria SS del Divino Amore” in Brancaccio. Le motivazioni che hanno indotto alla creazione del centro di accoglienza sono scaturite dall’analisi delle problematiche e dei bisogni presenti nel territorio quali: l’emarginazione, il degrado ambientale e sociale, la mancanza di servizi sociali a favore della popolazione, l’inadempienza scolastica, devianza minorile, la disoccupazione, la povertà dei valori; pertanto il centro di accoglienza:

1.            la promozione umana e sociale;

2.            il coinvolgimento delle istituzioni della presa di coscienza e nella soluzione dei bisogni del quartiere;

3.            la promozione della socializzazione a favore di minori, adolescenti ed anziani;

4.            coinvolgimento della popolazione nella partecipazione alla vita del quartiere;

5.            promozione dell’integrazione sociale tra le diverse realtà;

Per la realizzazione del centro di accoglienza, nel Giugno del 1990 il parroco, incontrandosi con le Sorelle dei Poveri, in occasione di un corso di esercizi spirituali, ha chiesto alla madre provinciale la presenza di una loro comunità nella sua parrocchia di Brancaccio.

Il 2 Ottobre 1991 la comunità delle Sorelle dei Poveri si stabilisce nel territorio parrocchiale e fin da allora si scorge la mano prodiga della Provvidenza.

Il Centro di Accoglienza Parrocchiale “Padre Nostro”, oggi si occupa di gestire i bambini e i ragazzi del quartiere, mantenendo vivo l’ideale del sacerdote ucciso dalla mafia, ovvero togliere queste due grandi figure dalla strada. Le attività proposte dai giovani volontari del quartiere sono mirate all’istruzione e all’educazione mediante il corso di recupero scolastico e l’oratorio

Addio Pizzo

Cosa possiamo, fare per cambiare le cose? Ce l’ha insegnato Daniele Marannano, che con le sue parole esperienze ha dato l’esempio di quanto le nostre scelte di singoli siano influenti nel contesto che ci circonda. In che modo? Per Daniele e altri suoi compaesani la scelta è stata quella di riportare affluenza di clienti in una sala giochi non più frequentata a seguito della denuncia di estorsione da parte del proprietario. Ed è così che è nata l’idea di sviluppare una rete di protezione sociale per sostenere chi denunciava e per disincentivare il pizzo; idea che ha fondato l’associazione oggi conosciuta come Addio Pizzo. Ma come hanno fatto a far conoscere e a realizzare questi progetti? Hanno  scosso le coscienze dei palermitani ricoprendo in una sola notte la città di post-it con scritto “un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

E ancora una volta un gesto alla portata di tutti ha avuto un impatto decisamente rilevante.

E noi però? In che modo possiamo fare la differenza? In questo incontro abbiamo capito che in quanto cittadini è nostro il dovere di cambiare ciò che non va nella nostra realtà: non è compito dello ‘Stato’ perché in fin dei conti lo Stato siamo noi, con i nostri consumi, i nostri voti la nostra voglia di cambiare le cose.

Abbiamo avuto la possibilità di conoscere un poliziotto di Sassuolo che si occupa della lotta alle mafie nel nostro territorio.

Insieme a lui abbiamo approfondito il tema della lotta alle mafie da parte dello Stato italiano e di come interviene la burocrazia in queste situazioni.

Uno degli aspetti principali che lui ci ha sottolineato è la difficoltà nell’ accertare che un crimine è di tipo mafioso o meno. Non è banale riuscire a dimostrare in tribunale che un crimine sia stato commesso da un’associazione mafiosa piuttosto che da un cittadino qualunque.

Nel primo caso il tribunale può infliggere pene molto più pesanti rispetto a quelle ordinarie, tra cui, ad esempio l’assegnamento al cosiddetto “ carcere duro ” che permette allo Stato di isolare il mafioso e far si che non riesca a comunicare con l’esterno.

Un altro aspetto molto importante del quale abbiamo discusso è la lotta alla mafie da parte dei cittadini.

Troppo spesso si tende a far ricadere tutta la colpa dei problemi sullo Stato o sul Governo, senza però pensare che ogni cittadino, nel suo piccolo, dovrebbe cercare di fare la sua parte, sia per quanto riguarda la lotta alle mafie, sia per altri problemi del nostro Paese.

Dovremmo, quindi, cercare di dare il nostro contributo in questa lotta è non ripararci dietro alla comodità dell’indifferenza.